Grappoli di uva Moscato bianco ancora verdi tra le foglie di un filare
Grappoli di Moscato bianco — foto: Megan Mallen · CC BY 2.0 · Wikimedia Commons

Chi arriva a Santo Stefano Belbo tra la fine dell'estate e l'inizio dell'autunno se ne accorge subito: l'aria delle colline ha un profumo dolce, quasi di fiori e di frutta matura. È il Moscato, l'uva che da generazioni disegna i filari di questa parte delle Langhe e che qui, più che altrove, è parte della vita di tutti i giorni. Il paese natale di Cesare Pavese è considerato uno dei cuori della zona del Moscato: basta affacciarsi da una strada di collina per vedere le vigne salire fin quasi ai crinali, interrotte solo da qualche bosco e da qualche cascina.

Un vitigno antico e profumato

Il vitigno è il Moscato bianco, un'uva aromatica dagli acini piccoli e dorati, conosciuta anche come Moscato di Canelli. A differenza di molte altre uve, il suo profumo si sente già mangiando un chicco appena colto: note di salvia, di pesca, di fiori d'arancio, di miele. Su queste colline, dove i terreni sono spesso chiari e le pendenze ripide, il Moscato ha trovato un ambiente adatto, e la sua coltivazione ha plasmato il paesaggio al punto che nel 2014 l'area di Canelli, Calosso e Santo Stefano Belbo è entrata, come componente dedicata al Moscato e all'Asti spumante, nel sito UNESCO dei Paesaggi vitivinicoli del Piemonte: Langhe-Roero e Monferrato.

Le vigne di Moscato si lavorano in gran parte a mano, perché molte pendenze non lasciano spazio ai mezzi meccanici. È un lavoro faticoso, che spiega l'attaccamento delle famiglie del posto a questi filari e l'attenzione con cui ogni anno si guarda il cielo nelle settimane che precedono la raccolta.

Asti DOCG e Moscato d'Asti: due vini, una denominazione

Spesso si fa confusione tra i nomi, ma il quadro è semplice. La denominazione è l'Asti DOCG, che comprende due tipologie: l'Asti spumante e il Moscato d'Asti. La zona di produzione abbraccia decine di comuni tra le province di Asti, Cuneo e Alessandria, e Santo Stefano Belbo ne fa parte per intero. Entrambi i vini nascono dalle stesse uve di Moscato bianco e sono dolci, aromatici e con una gradazione alcolica contenuta, ma hanno caratteri diversi.

Il Moscato d'Asti è un vino frizzante, dalla bollicina delicata e dal tenore alcolico molto basso: la fermentazione viene fermata presto, così che nel bicchiere resti buona parte della dolcezza naturale dell'uva. L'Asti spumante, invece, ha una spuma più ricca e persistente e un grado alcolico un po' più alto; per lo più viene prodotto con il metodo Martinotti, la rifermentazione in grandi recipienti chiusi messa a punto proprio in Piemonte alla fine dell'Ottocento. Dal 2023, inoltre, il territorio storico intorno a Canelli ha una denominazione propria, la Canelli DOCG, dedicata al Moscato, e Santo Stefano Belbo rientra interamente nella sua zona.

La vendemmia sulle colline del Moscato

Il Moscato matura prima di molte altre uve del territorio: la raccolta avviene a fine estate, di solito con alcune settimane di anticipo rispetto alle uve rosse come Barbera e Nebbiolo. Il momento giusto si decide vigna per vigna, assaggiando gli acini e aspettando che raggiungano il punto ideale tra zuccheri, acidità e profumo. Nei giorni della vendemmia le colline si animano: cassette lungo i filari, trattori sulle strade strette, il profumo del mosto che arriva fin dentro i paesi.

È un periodo bellissimo per soggiornare da queste parti, purché lo si viva con discrezione. I vendemmiatori lavorano in fretta e le strade di campagna sono anche strade di lavoro: conviene guidare piano, dare la precedenza ai mezzi agricoli e non entrare nei filari senza permesso. Da Ca ed Giuanoto, sulla collina di San Grato, il terrazzino si affaccia proprio sui vigneti di Moscato, e in quelle settimane la vendemmia si osserva quasi dal tavolo della colazione.

Come si degusta il Moscato

Il Moscato d'Asti si beve giovane, fresco e senza troppe cerimonie. Va servito freddo, ma non gelato, in un calice a tulipano che lasci respirare i profumi: prima di assaggiarlo vale la pena di annusarlo con calma, perché gran parte del suo fascino sta proprio nell'aroma. In bocca è dolce ma leggero, con una vena acidula che lo rende fresco e mai stucchevole.

Sulle colline di Santo Stefano Belbo lo si abbina volentieri ai dolci secchi, alla torta di nocciole, alla frutta di stagione, ai biscotti da inzuppare. L'Asti spumante, con la sua spuma più vivace, è invece il vino delle feste e dei brindisi, specie a fine pasto con il panettone o la pasticceria secca.

Consiglio pratico: molte aziende della zona accolgono i visitatori solo su prenotazione, e nei giorni di vendemmia il tempo a disposizione è poco. Contattate le cantine con qualche giorno di anticipo e, se pensate di assaggiare più di un vino, organizzatevi in modo che alla guida ci sia qualcuno che non beve.

Il Moscato nelle pagine di Pavese

Camminare tra queste vigne significa anche entrare nel mondo di Cesare Pavese, nato a Santo Stefano Belbo nel 1908. Le colline, i filari, le feste di paese e il ritmo delle stagioni agricole tornano di continuo nei suoi libri, e in particolare in La luna e i falò, il romanzo pubblicato nel 1950 che racconta il ritorno di un uomo nei luoghi della sua infanzia. Rileggerlo qui, magari dopo una giornata passata tra le colline, aiuta a capire quanto il Moscato sia per questa valle non soltanto un vino, ma un modo di abitare il paesaggio.

Svegliarsi tra le vigne di Moscato

Ca ed Giuanoto si trova sulla collina di San Grato, con il terrazzino affacciato sui vigneti di Moscato d'Asti: il punto di partenza ideale per scoprire questo vino da vicino.