Le torri merlate in mattoni e la facciata del castello Falletti di Barolo contro il cielo azzurro, con una mongolfiera in volo sullo sfondo
Castello Falletti, Barolo — foto: Giorgio Galeotti · CC BY 4.0 · Wikimedia Commons

Il Barolo è uno dei vini italiani più conosciuti al mondo, ma prima ancora è un paesaggio: un anfiteatro di colline a sud-ovest di Alba, disegnate da filari di Nebbiolo e punteggiate di piccoli paesi arroccati, ognuno con il suo castello o il suo campanile. Partendo da Santo Stefano Belbo si attraversano le Langhe in auto e si arriva in mattinata, così da avere la giornata intera per due tappe che si completano a vicenda: Barolo, il paese che ha dato il nome al vino, e La Morra, con il suo belvedere affacciato su tutta la zona.

Barolo e il castello Falletti

Il paese di Barolo è raccolto attorno al suo castello, una mole in mattoni con torri merlate che domina le case. Secondo la tradizione, il primo nucleo fortificato sorse in età altomedievale come difesa contro le incursioni saracene. Dal 1250 la signoria del luogo passò alla famiglia Falletti, che per secoli ne fece il centro dei propri possedimenti nelle Langhe, trasformando la fortezza in una residenza.

Gli ultimi Falletti a legare il proprio nome al castello furono Carlo Tancredi e la moglie Juliette Colbert, che in Italia tutti ricordano come Giulia di Barolo. Donna colta e impegnata in molte opere di assistenza, alla sua morte, nel 1864, lasciò il patrimonio di famiglia all'Opera Pia Barolo. Tra le figure legate al castello c'è anche Silvio Pellico, l'autore de Le mie prigioni, che dopo la liberazione fu accolto dai Barolo e ne divenne il bibliotecario: la sua stanza è conservata ancora oggi.

Il WiMu, il museo del vino

Dal 2010 il castello ospita il WiMu, il museo del vino, allestito in una serie di sale distribuite su più piani. Non è un museo tecnico per addetti ai lavori: il percorso racconta il vino attraverso la storia, l'arte, la letteratura, la musica e la tavola, con installazioni scenografiche e ambienti immersivi che si attraversano quasi come un racconto. Si parte dal ciclo della vite e delle stagioni e si arriva al rapporto tra il vino e la cultura, con un'attenzione particolare alla storia del paese e dei suoi abitanti.

Il Barolo, il vino che qui è di casa, si ottiene esclusivamente da uve Nebbiolo ed è a Denominazione di Origine Controllata e Garantita. La sua zona di produzione comprende un gruppo ristretto di comuni attorno al paese, tra cui la stessa La Morra. Al termine della visita, dalla parte alta del castello si apre una bella veduta sui tetti e sulle colline vitate.

Consiglio pratico: orari e giorni di apertura del WiMu variano con le stagioni, e nei fine settimana di punta il paese è molto frequentato. Controllate sul sito ufficiale del museo prima di partire e, se potete, scegliete un giorno feriale. Le strade tra i paesi del Barolo sono strette e tortuose: prendetevela con calma.

La Morra e il suo belvedere

Da Barolo bastano pochi minuti di strada in salita per arrivare a La Morra, a 513 metri di quota, uno dei paesi più alti della zona. Il suo nome deriverebbe da murra, il luogo in cui si radunavano le pecore, e ricorda un passato agricolo che non si è mai interrotto: negli statuti del paese del 1402 compare già il Nebbiolo, una delle più antiche testimonianze scritte del vitigno.

Il cuore del paese è piazza Castello, dove un tempo sorgeva la fortezza, demolita nel 1544. Con le sue pietre, nel 1710, fu costruita la torre campanaria che ancora oggi svetta sulla piazza. Accanto si apre il belvedere, il motivo per cui molti salgono fin quassù: un affaccio vastissimo sulle colline del Barolo, sui paesi sparsi tra i vigneti e, nelle giornate più limpide, fino all'arco delle Alpi. È uno di quei luoghi in cui conviene fermarsi a lungo, magari al tramonto, quando la luce accende i filari.

Tra i vigneti e le chiese

Prima di ripartire vale la pena fare due passi nel centro di La Morra. La parrocchiale di San Martino fu progettata alla fine del Seicento dall'architetto Michelangelo Garove, mentre la chiesa della Confraternita di San Rocco, del Settecento, custodisce una cupola affrescata. Scendendo verso la frazione Annunziata si incontra l'antico monastero benedettino di San Martino di Marcenasco, oggi chiesa dell'Annunziata, segno di quanto antica sia la presenza dell'uomo su queste colline.

Al rientro, le Langhe del Barolo lasciano il posto alle colline più dolci del Moscato. Dal terrazzino di Ca ed Giuanoto il paesaggio cambia vitigno ma non carattere: lo stesso disegno ordinato di filari, lo stesso silenzio della sera. Per eventi e iniziative a Barolo e a La Morra, consultate i canali ufficiali dei due Comuni.

Le terre del Barolo in giornata, la sera tra il Moscato

Da Ca ed Giuanoto le colline del Barolo si raggiungono in auto e si visitano in giornata, per poi tornare la sera nella quiete di Santo Stefano Belbo.